In quali casi è legittimo licenziare per l’uso improprio di beni aziendali?
29-01-2021

Spesso, le aziende mettono a disposizione dei propri dipendenti una strumentazione operativa composta da beni fisici e immateriali (smartphone, software, autovetture, laptop e know-how specifici) di cui il dipendente ha l’obbligo di fare un utilizzo oculato e diligente.

 

In diversi casi però è stato rilevato un uso improprio dei beni aziendali con comportamenti inappropriati da parte del lavoratore che vanno dall’installazione di profili social privati sui device aziendali all’impiego a fini privati di autovetture destinate all’operatività.

 

Proprio quest’ultimo è senza dubbio tra i casi più diffusi di illecito, perché anche se il veicolo viene fornito con il dichiarato scopo di facilitare gli spostamenti durante le ore lavorative, capita molto spesso che il dipendente usufruisca della stessa auto per uso privato. Altri esempi di utilizzo improprio dei beni aziendali possono riguardare il telepass, la carta di credito e tutti i servizi e le agevolazioni messi a disposizione del lavoratore al fine di agevolarne l’operatività.

 

Quando si ha il sospetto che il dipendente possa tenere un comportamento improprio in tema di uso di beni aziendali, compromettendo così il patrimonio o il buon nome dell’impresa, è necessario che il datore di lavoro intervenga in maniera diretta ed efficace, dalla segnalazione del comportamento improprio fino al licenziamento qualora si tratti di giusta causa.

 

Il primo strumento con cui l’imprenditore ha il diritto/dovere di difendersi dall’utilizzo improprio di beni aziendali è quello di stabilire un codice etico a cui il lavoratore deve attenersi. Nel caso in cui non siano state dettate specifiche regole, infatti, è quasi impossibile che il datore di lavoro possa farsi valere in tribunale. Ne è un esempio la sentenza 3479 del 2015 emessa dalla Corte di Cassazione e secondo cui viene dichiarato illegittimo il licenziamento del dipendente che utilizzi autovettura, carta di credito e telepass dell’azienda se l’imprenditore non ha imposto precisi oneri di rendicontazione sul loro uso.

 

Nel caso in cui sussistano, invece, le condizioni per procedere con la persecuzione del reato, e qualora vi sia il sospetto dell’avvenuto utilizzo improprio, l’imprenditore deve come prima cosa avviare delle indagini aziendali al fine di raccogliere le prove utili a procedere con il licenziamento.

 

Ricorrendo ai servizi di un’agenzia investigativa professionale come Milano Investigazioni, il datore di lavoro potrà sentirsi al sicuro, tutelando i propri interessi e al tempo stesso agendo secondo norma di legge. Un detective professionista è in grado di raccogliere le prove necessarie a supporto del licenziamento nel rispetto dell’art.4 dello Statuto dei Lavoratori che proibisce le investigazioni riguardanti l’esatto adempimento delle obbligazioni nascenti dal rapporto di lavoro.

 

Tuttavia, se tali investigazioni vengono attuate al fine di tutelare il patrimonio e l’immagine aziendale, queste potranno essere svolte e i dati raccolti utilizzati in fase di giudizio. In sostanza, l’applicazione dell’articolo 4 (link a: https://www.altalex.com/documents/codici-altalex/2014/10/30/statuto-dei-lavoratori) viene esclusa qualora i comportamenti illeciti del lavoratore siano lesivi del patrimonio e dell’immagine dell’azienda, purché le indagini si svolgano in maniera ragionevole e proporzionata, nel rispetto dei diritti del lavoratore tra cui quello alla sua privacy.

 

Pertanto è indispensabile per l’imprenditore non improvvisare tali azioni di controllo, ma affidarsi a un corpo di investigazione professionale che sia in grado di svolgere le indagini aziendali (link a: https://www.milanoinvestigazioni.eu/servizi/indagini-sui-beni-aziendali.html) in maniera mirata, discreta e a norma di legge. Inoltre, Milano Investigazioni mette a disposizione dei propri clienti tecnologie di controllo all’avanguardia e una presenza capillare sul territorio per supportare i datori di lavoro in una raccolta di prove a tutto tondo.