Smartworking e assenteismo, che cosa può fare l’azienda per tutelarsi?
26-05-2021

Sempre più spesso sentiamo parlare di smart working, o telelavoro, una pratica adottata tra le misure di contenimento dell’emergenza sanitaria provocata dalla diffusione del virus COVID-19.

Il governo ha deciso di facilitare ulteriormente questa modalità di svolgimento delle mansioni lavorative – già esistente e regolamentata da un’apposita legge – per ridurre gli spostamenti dei dipendenti e, di conseguenza, diminuire le possibilità di potenziali assembramenti, soprattutto sui mezzi pubblici e negli uffici. Al contempo, però, i dipendenti che si trovano a lavorare presso le proprie abitazioni mancano del “controllo” quotidiano e costante da parte dei superiori, portando i dirigenti a temere per la loro effettiva produttività.

Ma come è possibile individuare eventuali inadempienze da parte del dipendente che beneficia di questo particolare regime di prestazione lavorativa?(link a: https://www.abbrevia.it/it/smart-working-e-assenteismo-opportunita-o-nuovi-rischi/)

Quali inadempienze può compiere il dipendente?

Quando si parla di lavoro agile, la maggior parte degli oneri ricade sul datore di lavoro, in quanto responsabile della tutela del dipendente in molti ambiti tra cui quello della sicurezza. Ciò non vuol dire, però, che lo smart working esoneri il dipendente dai propri adempimenti, benché alcuni vincoli (tempo e luogo in cui fornire la prestazione lavorativa) decadano, a favore di una maggiore autonomia personale. La legge n. 81 del 2017, infatti, prevede che l’accordo tra le parti possa strutturarsi anche in “fasi, cicli e obiettivi”; in altri termini, datore di lavoro e dipendente possono concordare degli obiettivi da raggiungere durante il periodo di lavoro agile.

Pertanto, un lavoratore dipendente che usufruisce dello smart working è, in buona parte dei casi, chiamato a completare un ciclo produttivo o a raggiungere determinati obiettivi. Nell’eventualità in cui egli non riesca a rispettare le scadenze concordate o a svolgere fino in fondo le mansioni che gli erano state assegnate, può essere considerato inadempiente. Di contro, la flessibilità insita nel lavoro agile fa sì che il mancato rispetto degli orari di ufficio non possa più essere considerato un caso di condotta scorretta da parte del lavoratore.

Le investigazioni sui dipendenti in smart working

Nel caso in cui il datore di lavoro sospetti di un comportamento improprio da parte del lavorare in smart working, ha la possibilità di disporre delle apposite verifiche di controllo rivolgendosi ad un’agenzia di investigazione privata specializzata in indagini aziendali (link a: https://www.milanoinvestigazioni.eu/servizi/indagini-ambito-aziendale.html).

La prima fase della procedura di investigazione sul dipendente inadempiente consiste nell’acquisizione da parte degli investigatori dei dati e delle informazioni relative alla persona da sottoporre ad indagine. In particolare, gli agenti richiedono alcuni documenti specifici, come ad esempio il curriculum, il contratto di lavoro e l’accordo scritto per lo svolgimento delle mansioni lavorative in modalità agile.

La fase successiva è quella dell’investigazione del dipendente inadempiente, durante la quale gli investigatori possono acquisire materiale fotografico e video in grado di comprovare la condotta poco onesta. Procedure di questo tipo sono finalizzate principalmente ad accertare i comportamenti tenuti dal lavoratore nell’arco della giornata. Il materiale e la documentazione fornita dai detective di Milano Investigazioni al termine delle indagini sui lavoratori in smart working potranno essere utilizzati dal datore di lavoro nell’ambito di un eventuale procedimento giudiziario così come in sede di giudizio a supporto di un licenziamento per giusta causa.